Monte Maddalena: un giacimento energetico e occupazionale non sfruttato.

Attivando una rete di soggetti e collaborando con le istituzioni locali, si può fermare il degrado dei boschi, produrre energia da biomasse, impiegare le fasce deboli in progetti di recupero del disagio.

Il Monte Maddalena ha complessivamente una superficie - considerando la sua estensione sino a San Vito, San Gallo e sopra Botticino - di circa 2500 ettari. 1280 ettari di bosco mesofilo principalmente castagneto, ma anche robinieto e qualche formazione più pregiata di acer, rovere, carpino bianco.
500 ettari di bosco termofilo essenzialmente ostrio-querceto, ma anche rimboschimenti. 300-500 ettari di bosco termofilo a livello arbustivo e pioniere.
A Brescia esiste il più grosso impianto di cogenerazione a biomasse italiano: il Termovalorizzatore dell’ASM. Questo impianto ha “consumato” nel 2000 circa 103.000 tonnellate ed è in corso di realizzazione una terza linea che funzionerà solo a biomasse con un ulteriore consumo annuo stimato di 150.000 tonnellate.

In provincia di Brescia sono in corso di realizzazione alcuni impianti di teleriscaldamento alimentati a biomasse nei comuni di Iseo, Sulzano, Marmentino e Edolo sul modello di quanto realizzato in Valtellina.
Nell’area mantovana e cremonese esiste la concentrazione più consistente in Europa di industrie che producono pannelli truciolari che acquistano all’estero l’80 % del loro fabbisogno di materia prima.
I boschi del Monte Maddalena presentano un significativo degrado ambientale dovuto all’abbandono in cui versano da decenni. Contemporaneamente nel territorio è forte il bisogno di identità e aggregazione sociale.
Esiste una domanda non soddisfatta di “turismo dolce” dalle forti caratteristiche di rispetto ambientale. Molti fabbricati rurali della zona sono inutilizzati e in condizioni di degrado o a rischio di speculazione edilizia.
Nonostante la provincia di Brescia abbia un tasso di disoccupazione molto basso (4%) il bisogno di inserimento lavorativo delle fasce deboli è significativo.
Molti sono i tossicodipendenti, i detenuti, i disabili, le persone con problemi psichiatrici che bussano alle porte delle comunità. Non ultimo, il fabbisogno energetico della provincia di Brescia è fra i più alti in Italia.

Tutti questi elementi, apparentemente distanti, possono trovare sinergie adeguate in un unico progetto con molteplici obiettivi ed un’unica strategia di intervento. Si può combattere il degrado ambientale riattivando una moderna attività silviculturale che dia ancora reddito.
È importante riaffermare l’identità culturale locale, offrendo opportunità concrete di valorizzazione dell’ambiente e della storia del territorio. Per far ciò occorre offrire occasioni di aggregazione sociale.
Offrire agli ospiti stranieri delle possibilità concrete di turismo rispettoso dell’ambiente naturale.
Bisogna anche
offrire occasioni concrete di inserimento lavorativo alle fasce deboli attraverso attività ad alta intensità di manodopera semplice e in mezzo alla Natura.
È urgente contribuire all’utilizzo di fonti energetiche alternative anche con una valorizzazione delle biomasse dei nostri boschi. Per realizzare tutto ciò occorre una strategia che faccia leva sull’autorganizzazione dei cittadini e sulla collaborazione “a rete” con i vari attori interessati.
In quest’ottica Fraternità Agricola e le altre cooperative sociali supportate dal Consorzio Sol.Co. Brescia sono uno strumento imprenditoriale adatto e interessato ad ampliare gli esperimenti avviati.

Sarà fondamentale il grado di collaborazione con le altre forme di organizzazioni locali di cittadini, incominciando dai “Gnàri dè Mompià”, per arrivare poi agli enti pubblici interessati, Comune e Provincia di Brescia, A.S.L. , ASM spa. Perchè non cominciare con interventi di miglioramento forestale su tutta la superficie boschiva, realizzando delle infrastrutture per una adeguata gestione dei boschi come piste forestali e ripristino di sentieri ? Fraternità Agricola ha già avviato queste attività sull’area boschiva di 35 ettari di sua proprietà producendo paleria, legna da ardere e biomassa. Per far ciò ha attivato un buon numero di nuovi progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Ciò ha dimostrato che preservare e valorizzare l’ambiente, produrre energia, occupare soggetti svantaggiati può legarsi in un unico progetto. Un progetto che sappia sfruttare il giacimento energetico e occupazionale del Monte Maddalena avviando il “restauro” dei boschi e contemporaneamente utilizzare biomasse autoctone. Il Rifugio nella Valle di Mompiano è una prima tappa in questa direzione. Un primo passo di una idea da costruire nei prossimi anni. Luigi Chiari amministratore delegato della Fraternità Agricola

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